"Cervelli" ignorati in patria ma geni all’estero
Scritto da Administrator | il giorno 05 Gennaio 2010pdf print e-mail

Riportiamo l'articolo apparso su L'Arena di Mercoledì 30 Dicembre 2009, CRONACA, pagina 13: VERONESI ECCELLENTI. Giovanna Giulia simeoni effettua ricerche sui neutroni in Germania: «In Italia non mi sarebbe stato possibile raggiungere questi risultati»

«Cervelli» ignorati in patria ma geni all’estero

di Elisa Pasetto

La storia di una giovane fisica: dal liceo Don Mazza ai laboratori del politecnico di Monaco di Baviera

A farla emigrare è stata la fisica, per convincerla a rientrare in patria (anche se per poche settimane) ci è voluta l’arte. Già, perché Giovanna Giulia simeoni, ventottenne veronese oggi stimata ricercatrice al politecnico di Monaco di Baviera, il suo posto nel mondo della scienza se l’è ritagliato all’estero. Ma per la sua prima mostra fotografica ha scelto la città natale. «Il sentimento del tempo» è l’esposizione allestita alla libreria Gheduzzi di corso Santa Anastasia fino al 3 gennaio: 25 scatti che affrontano diversi livelli di percezione dello scorrere del tempo, dalla storia quotidiana del singolo a quella dell’uomo e della natura, in un intreccio di riferimenti alla pittura, al cinema e al teatro del nord Europa.

Fisica e arte sembrerebbero realtà davvero distanti.
Non è così. La mia passione per l’arte è nata insieme a quella per la fisica al liceo classico Don Mazza, dove ho studiato. E, poi, sfatiamo l’immagine dello scienziato pazzo, isolato nel suo laboratorio: anche chi si dedica alla scienza conserva hobby e interessi, come le persone "normali".

Perché, tra l’arte e la scienza, ha scelto la seconda per farne un lavoro?
A scuola riuscivo bene in tutte le materie: ho deciso per la fisica per rendermi socialmente utile e perché altrimenti il percorso verso l’indipendenza sarebbe stato più lungo. Adesso che ho buone prospettive scientifiche, posso sponsorizzarmi da sola e riprendere in mano l’altra grande passione.

Lei ha solo 28 anni e lavora già come scienziata in uno dei poli europei di eccellenza nel campo della ricerca: quanto ha influito il trasferimento all’estero sui suoi successi professionali?
Mi sono laureata a Trento, ho svolto ricerca anche a Lione e poi il dottorato alla Sapienza di Roma. Qui eravamo dieci giovani fisici, tutti in gamba. Cosa facciamo oggi? Due, che volevano sposarsi, hanno lasciato la ricerca per un posto sicuro in azienda, gli altri otto sono tutti all’estero: è sintomatico delle possibilità che ha in Italia chi vuole fare questo lavoro. Io da febbraio sono al politecnico di Monaco, dove seguo un progetto sulla diffusione dei neutroni: coordino un team di dottorandi e ricercatori da tutta Europa, alcuni dei quali hanno parecchi anni più di me.

Una bella soddisfazione, per una ragazza così giovane.
Lo considero un bel risultato, che in Italia sarebbe stato impossibile. La recente stabilizzazione di molti ricercatori, anche a prescindere dal merito, ha sbarrato la strada ai nuovi. E poi, qui, mancano i fondi.

E’ faticoso, da donna, raggiungere alti livelli in questa professione?
Se in Italia la fisica è declinata al maschile, in Germania le donne sono ancora meno, solo il 2 per cento. Eppure nel Belpaese c’è un machismo notevole e ostilità verso di noi. All’estero no, conta il valore del lavoro svolto. E quando decidono che, per professionalità e curriculum, per loro sei indispensabile, cercano di agevolarti anche come donna: nel nostro centro ci sono asili e la possibilità di effettuare part-time. Ma prima occorre farsi un nome ed è quello che sto cercando di fare. Poi potrò pensare anche alla famiglia.

Pensa mai di tornare in Italia?
Al momento no: per sviluppare un progetto e diventare punto di riferimento in una tematica non basta un anno, ma serve continuità. Peccato, però: in Italia di giovani che valgono ce ne sono parecchi. Per non sentir più parlare di cervelli in fuga basterebbe dar loro gli strumenti per restare.

MOSTRA FOTOGRAFICA

E’ intriso di riferimenti letterari, dai versi dell’«Ars poetica» di Orazio alla prosa di Mario Rigoni Stern, il progetto di fotografia sperimentale di Giovanna simeoni.

«L’ho intitolato “Ut poesis pictura” e vuole rivendicare l´indipendenza della comunicazione figurativa dalla comunicazione verbale», spiega l’autrice.
Un modo per restituire dignità alle immagini «di cui oggi, soprattutto in tv, si fa un uso superficiale utilizzandole principalmente per scioccare. Così perdono valore, anima, essenza, mentre qui ho voluto comunicare qualcosa che vada oltre la forma».

«Il sentimento del Tempo» è la prima mostra realizzata all´interno di questo progetto, in cui espressionismo, simbolismo, impressionismo e realismo si intrecciano per modulare i diversi contenuti. E qui i concetti, ovvero le fotografie appese alla parete, sono situazioni spesso lontane nello spazio e nel tempo, che si trovano improvvisamente affiancate.

«Questa giustapposizione di immagini contrastanti», spiega simeoni, che ha realizzato i 25 scatti in due anni nel corso dei suoi viaggi in Europa e a Tokyo, «apre un dialogo con il pubblico: lo spettatore può riflettere e rispondere con la propria interpretazione».

Sono bem cinque le sottosezioni della mostra, che dopo Verona sarà riproposta a Roma, Monaco e Berlino: da «Stagioni», che evoca la magica ciclicità della natura, fino a «L’essenziale è invisibile agli occhi», «che affronta il rapporto fra il singolo uomo ed il tempo della sua vita, fra corpo ed ambiente circostante, fra corpo ed anima», conclude Giovanna Giulia simeoni. «E’ la sezione che sento più fortemente mia». E.P.

 

Appuntamenti

13.03.2010 16:00 - Annuale festa della nascita di don Nicola Mazza

27.03.2010 16:00 - Leggendo la Lettera ai Romani

24.04.2010 16:00 - Leggendo la Lettera ai Romani

29.05.2010 16:00 - Leggendo la Lettera ai Romani

19.06.2010 16:00 - Leggendo la Lettera ai Romani

Parliamo di

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